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La Sagra: le origini PDF Stampa E-mail
Sulle origini della festa in onore del patrono non si hanno datazioni certe, manifestazioni di devozione verso il Santo e pellegrinaggi continui presso la sua tomba si ebbero subito dopo la sua morte databile attorno al 127 d.C. Il culto del Martire si diffuse tra i fedeli di tutta la Sardegna ed in suo onore fu eretta una delle più antiche cattedrali.

Un prima testimonianza di devozione al Santo è riportata in una lapide presumibilmente databile attorno all'VIII sec. D.C. dalla quale si desume l'esistenza di un culto spontaneo già fervente da tempo. Questo fu periodo delle invasioni moresche, l'isola dovette subire per alcuni secoli le invasioni e le razzie dei pirati venuti dal mare, costringendo gli abitanti a lasciare la loro terra per stabilirsi in altri luoghi più sicuri. Questo non impedì ai pellegrini di recarsi periodicamente a pregare sulla tomba del loro Santo ed anzi rafforzò la loro fede e costanza.

Un ipotesi sulla nascita di festeggiamenti ufficiali per regolare questa moltitudine di fedeli che migravano verso l'isola può farsi risalire intorno al XI-XII sec. Nel 1089 i monaci Vittorini di Marsiglia ricevettero in dono dal Giudice Costantino la chiesa di Sant'Antioco che venne riconsacrata dal Vescovo Gregorio nel 1102. Si può verosimilmente ritenere che furono proprio i monaci a stabilire delle date ufficiali e a regolamentare le peregrinazioni spontanee, cercando di conservare intatto il culto del Martire. A suffragare la suddetta teoria vi fu la donazione, nel 1124, da parte del Giudice di Cagliari Mariano Torchiorio, di tutta l'isola al Santo: da quel momento Sulci prese il nome di "Isola di Sant'Antioco".

La più antica testimonianza codificata sulla sagra in onore del Santo si ritrova in un documento dal titolo"Libro di vari ordinamenti degli antichi Vescovi e statuti" dal 1517 al 1574, nella disposizione n.2 datata 29 settembre 1523 si rilevano norme sullo svolgimento della festa. Nello stesso codice si fa riferimento ad una precedente ordinanza del 1520 approvata dall'Arcivescovo di Cagliari dalla quale si desume che la manifestazione era di grande importanza ed il suo svolgimento era affidato al Capitolo. In quegli anni l'isola fu meta di numerose incursioni piratesche e nonostante gli abitanti opponessero una strenua resistenza, furono costretti ad abbandonare l'isola la quale, a metà del XVI sec., era praticamente deserta. Le celebrazioni continuavano a resistere ed in una nota del"Codex quinque librorum" della parrocchia di Furtei viene descritta la numerosa affluenza di fedeli per la festa del 1564 con migliaia di cavalli e traccas. Nel 1575 il Vicerè Giovanni Colonna riferiva a Filippo II re di spagna circa lo svolgimento della sagra preoccupato dei possibili disordini che l'affluenza di tali moltitudini poteva provocare nell'isola popolata per l'occasione

 
venerdì 04 luglio 2008
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