|
In un periodo di dispute religiose per la paternità delle reliquie del Santo, che Sassari riteneva di aver scoperto (dando un'erronea interpretazione delle iscrizioni di una lapide), il comune di Iglesies ed il Capitolo fecero richiesta formale all'Arcivescovo di Cagliari Mons. Desquivel per poter effettuare le ricerche delle reliquie del proprio patrono. L'Arcivescovo affidò con entusiasmo tutta l'organizzazione al suo Vicario Generale Iglesiente.
Il 16 marzo 1615 partirono per l'Isola due Canonici, due rappresentanti del Comune, alcuni operai, ed una ventina di miliziani per ogni eventuale difesa e protezione. I lavori di ricerca - preceduti da una giornata di preghiera e di digiuno - ebbero inizio la mattina del mercoledì 18 marzo. Attirò l'attenzione la lapide dalle parole "Aula micat ubi Corpus Beati Sancti Antiochi quiebit in gloria", che copriva l'antico altare della catacomba, chiamata dai fedeli "Su Monimentu". Fu una indicazione. Si scavò. Alle 4 del pomeriggio, rotta la volta del fortino sottostante questa lapide, appariva agli sguardi sorpresi e commossi dei circostanti il Corpo del Martire!... Con un corriere partito immediatamente a cavallo se ne mandò la notizia all'Arcivescovo.
Il messo arrivò a Cagliari la sera del giorno seguente e dovette proseguire subito per Quartu, ove l'Arcivescovo si trovava in Visita Pastorale. Il Presule sospese immediatamente ogni altra attività e all'indomani si mise in viaggio con grande accompagnamento. Arrivò all'Isola il 22 marzo e fece subito gli opportuni accertamenti, volendo proteggere le reliquie ordinò che si faccessero subito i preparativi per il trasporto ad Iglesias. All'indomani lunedì 23 marzo - alle 7 del mattino, si e' già in partenza. Il viaggio è un trionfo. La sera stessa si è già ad Iglesias. Molto popolo già attendeva presso la chiesetta di S. Salvatore. Processionalmente si proseguì fino a S. Sebastiano, di fronte a Porta Maestra della cinta delle Mura. Le piogge del martedì impedirono l'ingresso in Città e la giornata rimase impegnata nei preparativi. La processione da S.Sebastiano alla Cattedrale fu straordinariamente fastosa e solenne. Qui l'Arcivescovo mostrò al popolo il teschio del Santo e con esso lo benedisse. Poi suggellò la cassa con quattro chiavi, "y estas entregò a los Capitulares de la Cathedral de Iglesias con condicion que si en algun tiempo se bolviesse a poblar la Isla de S.Antiogo, se las hayan de restituir, siendo aquel su proprio lugar". Del ritrovamento del Sacro Corpo il Desquivel ebbe subito l'accortezza di incaricare alcuni notai che raccogliessero sotto giuramento le deposizioni delle varie persone che furono testimoni dell'accaduto. Inoltre ne fece una relazione ben particolareggiata al papa Paolo V, che è conservata nell'Archivio Segreto Vaticano; ed una al re di Spagna, Filippo III, a cui offriva anche in un reliquiario d'argento un Osso della gamba del Santo. Questa relazione si trova ancora nella "Biblioteca Nacional de Madrid", conservata tra i manoscritti al N. 8664. E' opportuno intanto notare come lo stesso Desquivel, 6 anni dopo, portasse una correzione al suo impegno per la cessione delle Reliquie. Con atto del febbraio 1621 - in considerazione delle spese sostenute dal Capitolo e dal Comune di Iglesias per gli scavi e la causa contro Sassari - donava "in perpetuo" le Reliquie alla Città. Comunque esse rimasero ad Iglesias per oltre 200 anni. "Po sa festa manna" di dopo Pasqua, tutti gli anni, seguendo la statua del Santo, esse venivano portate processionalmente nell'Isola, ma terminate le celebrazioni facevano ritorno in Città. |