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La fine dell'età del Bronzo coincide nell'area del Vicino Oriente con un grave periodo di crisi e di instabilità, in parte legato alle invasioni ed alle distruzioni dei Popoli del Mare, un insieme ancora mal noto di popolazioni di provenienza occidentale, anatolica ed egea,
in parte causato dalle disfunzioni e dal logorio dei tradizionali sistemi di organizzazione politica, economica ed istituzionale che, da millenni, regolavano questo settore del mondo antico.Centri fiorenti e porti di grande traffico, come Ugarit, vengono distrutti; potenti imperi, come quello hittita, si sgretolano ed altri come quello egiziano, conoscono anni di profonda debolezza ed insicurezza. Soprattutto, si rompe in modo decisivo il sistema degli imperi regionali, sostituito da numerose e differenziate aggregazioni politiche e culturali che in parte si rifanno all'eredità del passato, come le città-stato della fascia costiera siro-palestinese, in parte introducono elementi di novità e di rottura con la precedente tradizione dell'età del Bronzo, come gli stati nazionali a componente tribale elaborati dalle popolazioni d'origine pastorale aramaiche ed israelitiche. L'inizio dell'età del Ferro, intorno al 1200 a.C., vede così un decisivo mutamento nella fisionomia di buona parte del Vicino Oriente: tra queste nuove o rinnovate entità culturali, definiamo Fenici gli abitanti della fascia costiera siro-palestinese, di lingua semitica nord-occidentale, i cui centri più importanti sono le città di Arwad, Biblo, Tiro e Sidone. Organizzati in città-stato e dediti da tempo all'attività commerciale, i porti della Fenicia furono certamente favoriti dalla situazione internazionale creatasi con l'avvio dell'età del Ferro; usciti pressoché indenni dalle devastazioni dei Popoli del Mare e liberi dalla pressione dei grandi imperi, essi poterono sviluppare una politica di maggiore indipendenza ed insieme potenziare il loro tradizionale ruolo di agenti di commercio e di scambio, in questo agevolati anche dalla dissoluzione della potenza micenea che, nell'area egeo-orientale, aveva limitato alquanto il loro predominio commerciale. Intorno al 1000 a.C. la città di Tiro assume il predominio politico e commerciale tra i centri fenici; risale forse a questo periodo la formazione di un regno unico con Sidone, controllato dalla città Tiria. Della mole dei traffici su cui Tiro fondò la sua prosperità tra il X e l'VIlI sec. a.C. abbiamo testimonianze di carattere archeologico ed importanti notizie letterarie Per il periodo più antico conosciamo dall'Antico Testamento i viaggi organizzati nel lontano paese di Ofir (forse da identificare con lo Yemen) da Hiram di Tiro e Salomone di Israele, mentre l'elegia di Ezechiele su Tiro ci offre un quadro affascinante della complessità dei traffici che, nella prima metà dell'VIlI sec. a.C., legava il porto fenicio all'Anatolia, all'Armenia, alle isole dell'Egeo, alla Siria e alla Palestina, all'Arabia; su questi traffici prosperavano i mercanti di Tiro, i principi, come li chiama il profeta Jsaia. Ancora a Tiro si deve, nel corso della prima metà avanzata dell'VIlI sec. a.C., l'iniziativa dell'organizzazione della complessa rete commerciale nell'Occidente mediterraneo rivolta a sfruttare nuovi e promettenti mercati dell'argento, del rame e dello stagno. Vera e propria impresa di stato, incentivata e sollecitata dagli interessi di una potente casta mercantile privata, l'iniziativa commerciale fenicia dà luogo in Occidente alla formazione di impianti stabili ed organizzati, che in breve tempo si evolvono in vere e proprie colonie. Nascono così, tra il 770 ed il 730 a.C., gli empori iberici, africani, sardi e siciliani; Cadice, Toscanos, Cartagine, Lixus, Mozia, Tharros, Nora, Sul-ci, per ricordare soltanto i più noti, costituiranno, a partire dalla loro fondazione, centri fondamentali per l'irradiazione della cultura fenicia (e dell'enorme patrimonio culturale vicino-orientale da essa filtrato) tra le popolazioni indigene dell'Occidente. La colonizzazione fenicia, in stretto e proficuo rapporto con l'altro grande fenomeno commerciale e coloniale contemporaneo, quello greco, darà una svolta decisiva alle sorti ed alle vicende dei popoli dell'Occidente; il volgere dalla preistoria alla storia, il mutare dall'insediamento tribale alla città, il trapasso dall'oralità alla memoria organizzata della propria storia attraverso la scrittura, viaggiano sovente sulla prua delle navi fenicie e greche rivolte verso il "Far West".
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